trojan
Riflessioni

La cultura del sospetto ha Vinto!

Come è noto i media tendono ad enfatizzare le notizie, ed in particolare spesso si insiste su quelle aventi un contenuto torbido, violento oppure delittuoso, è difficile trovare infatti delle notizie che mettono in evidenza la quotidianità delle buone azioni, forse perché vengono date per scontato, eppure ci sono momenti anche della nostra storia repubblicana che meriterebbero una attenzione almeno adeguata alla ricaduta che produrranno nella vita dei cittadini.

Mi riferisco in questo caso alla riforma delle intercettazioni, entrata in vigore il primo settembre, credo di poter dire che il silenzio su questo provvedimento sia stato assordante, almeno da parte di giornali, TV, e media vari.

In poche parole la riforma prevede di estendere l’uso delle intercettazioni a procedimenti penali diversi rispetto a quello per cui sono state autorizzate, nei fatti significa essere intercettati per una ipotesi di reato, ma con quella autorizzazione vado a cercarne delle altre e posso processarti con nuove accuse, oppure meglio ancora intercetto te, ma poi indago e processo anche tutti quelli, ovviamente diversi da te sui quali acquisisco indizi. Sostanzialmente è come fare la pesca a strascico, cioè si butta la rete, si ascolta tutto ciò che è possibile spiare e si tiene tutto perché può sempre servire, l’importante che si possa accusare qualcuno, meglio ancora se c’è di mezzo un politico oppure un imprenditore di grido, si sa tutti tengono famiglia.

Lo strumento che consente agli investigatori di realizzare l’attività di spionaggio è un virus informatico definito TROJAN (Cavallo di Troia) ed indica il modo in cui il programma penetra nel sistema. L’impiego del Virus Trojan sarà consentito per tutti i reati dove siano richieste le intercettazioni, diventando di fatto uno strumento ordinario di investigazione, è utile ricordare che fino ad oggi il suo utilizzo era confinato ai reati di Mafia o di terrorismo. A mio modo di vedere, ritengo sia paradossale che proprio una legge che si propone di tutelare la riservatezza abbia mantenuto un utilizzo così ampio (cioè per ogni reato soggetto ad intercettazione) di un dispositivo che, captando comunque le voci di chiunque si intrattenga con il suo portatore, di qualunque argomento parli e ovunque si trovi, addirittura nei domicili altrui, si può dire che passa dal trojan la filosofia dell’indagarne uno per spiarne cento, ecco a me pare tutto ciò  l’antitesi della privacy.

La profondità intima che il Trojan (una volta che è stato inoculato del nostro smartphone, o nel nostro PC, anche quando sono spenti), riflette è enorme, ascolta le nostre conversazioni, guarda i nostri video, le nostre fotografie, spia la nostra corrispondenza, ci ascolta anche quando siamo in bagno, oppure mentre facciamo l’amore, mentre ci scusiamo o stiamo piangendo per un dolore profondo.

Come già detto, prima occorreva almeno una ipotesi accusatoria legata alla mafia o al terrorismo, oggi basta una denuncia per peculato, definita nell’ordinanza con cui è stata disposta l’intercettazione per ritrovarsi nudi davanti ad uno sconosciuto che ci ascolta, e forse, ci manderà a processo anche per un solo sospetto o un solo fraintendimento.

Oramai il campo di battaglia dialettico, non sono più i fatti che definiscono il reato, le azioni che si fanno per compierlo, gli elementi soggettivi che costituiscono il dolo e la colpa, ma le mere intenzioni non definite come elementi della colpevolezza, se non perfino i desideri magari irrealizzabili di tutti coloro i quali entrano nel cono di luce illuminato dal faro dell’indagine.

A mio parere c’è un solo modo per definire un sistema giudiziario così invasivo, ed è un sistema che afferma e determina la cultura del sospetto.

Con il sospetto si attiva un antico tarlo nella mente, che sfugge al controllo della ragione, generando una miscela che il giustizialismo si incarica poi di incardinare nel dispositivo giuridico che manda a farsi friggere cento di anni di civiltà giuridica violando clamorosamente quelle esigenze di equilibrio necessarie alla dottrina stessa.

Il combinato disposto tra il sospetto e lo strumento che spia distorce la dimensione del tempo, facendolo diventare un tempo presente fatto solo di attimi rubati facendo diventare la volontà delittuosa un’espressione. Dove si perde ogni differenza tra una intenzione e una certezza, tra desiderio e certezza e tra desiderio ed emozione, creando un alone che rende opache le attività della politica e della società, realizzando di fatto una inversione dei poteri a tutto vantaggio della magistratura assegnandole a mio avviso una pericolosa supplenza morale.

Succede infatti molto spesso che durante l’iter processuale, è l’intensità del sospetto, corroborato dalla mole di dettagli acquisiti dal Trojan a farla da padrone nel dibattimento, relegando le legittime intenzioni e i desideri in un piano diverso dalla fondatezza probatoria, da qui ne deriva che: Ciò che è “irrilevante” nel processo penale diventa “essenziale” nel processo mediatico, anche qui facendo risultare irrilevante il fatto che poi si verrà assolti, addirittura che prima o poi la giustizia verificherà   l’inconsistenza di quella spiata tecnologica fino a renderla nulla come prova.

Ma oramai il danno è fatto, rimane quindi l’amarezza che tutto ciò non venga letto dagli osservatori come un grave “Vulnus” prima di tutto per il diritto, visto che ci definiamo uno stato appartenente alla  comunità internazionale dove il diritto è posto a tutela dei propri cittadini, anche di quelli colpevoli, che qualora condannati nelle aule dei tribunali pagheranno le loro colpe, ma vedendo almeno riconosciuti i loro diritti e poi per la democrazia, alla luce di tutto ciò, mi sarei aspettato da parte da quelle forze politiche che appoggiano questo governo un atteggiamento più garantista, o paura invece che il silenzio sia il prezzo da pagare con la subalternità al populismo giustizialista che oramai sta pervadendo con gravi danni un po’  tutta la società contemporanea.

La cosa che lascia oltremodo esterrefatti, è anche la contraddizione in cui questa riforma viene avviata, mi riferisco al fatto che a gennaio scorso una  sentenza della Cassazione vietava l’utilizzo delle intercettazioni nei processi diversi da quello per cui erano state autorizzate, dandone una lettura restrittiva per quei “reati connessi” per i quali prima era  consentiva una deroga al divieto, da tutto ciò si evince che esiste una giurisprudenza più illuminata e che riflette opzioni di una politica garantista, eppure con questa legge si applica una profonda ferita alla civiltà giuridica che farà molti danni innanzitutto  tra i cittadini ma anche tra gli incaricati di pubblico servizio, ed è bene ricordare ai giornalisti che sono tra coloro e che forse il silenzio con cui convivono oggi sarà il rimpianto di domani.

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